La riserva idrica d'Europa. L'Artico nella nuova strategia dell'Unione tra grandi potenze e sicurezza idro-climatica
Angelo Raffaele Smimmo - 29 settembre 2026


1. Introduzione
L’Artico è recentemente tornato al centro dell’agenda geopolitica globale. La militarizzazione del fianco settentrionale russo, l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, le ambizioni americane sulla Groenlandia e il consolidamento della partnership sino-russa hanno trasformato in pochi anni quello che veniva chiamato eccezionalismo artico in uno dei principali teatri della competizione strategica del XXI secolo. L’idea che l’Artico sia una regione immune alle tensioni internazionali in cui la gestione avviene attraverso istituzioni corali animate da spirito cooperativo è oggi in discussione. La regione si riscalda a un ritmo quasi quadruplo rispetto alla media planetaria,[1] rendendo progressivamente più accessibili sia le rotte marine polari, sia le innumerevoli risorse presenti nel sottosuolo. Il dibattito fra gli esperti del settore offre interpretazioni divergenti rispetto agli effetti di questa transizione. Per alcuni l’eccezionalismo è definitivamente tramontato, oramai destinato ad essere energizzato e militarizzato.[2] Per altri esso è temporaneamente congelato, ridotto ad una limitata cooperazione funzionale, dalla gestione della pesca nel Mare di Barents alla ricerca scientifica.[3] La competizione non nasce nell’Artico, ma vi si riversa dall’esterno, quale estensione di talune crisi sistemiche: dalla rimodulazione dell’architettura di sicurezza europea, alla politica estera statunitense dell’amministrazione Trump e alle ambizioni globali cinesi.[4]
In questo scenario, l’Unione Europea si appresta a riformulare la propria politica artica. La consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea nel dicembre 2025 si è chiusa il 16 marzo 2026 e la nuova Joint Communication è attesa per l’autunno 2026.[5] Il documento vigente, risalente all’ottobre 2021,[6] è stato concepito in un contesto ormai profondamente mutato, al punto che anche il Parlamento Europeo ne ha raccomandato una ridefinizione orientata alla sicurezza e alla difesa, alle risorse naturali e all’energia, alla scienza e alla cooperazione geopolitica.[7] Il presente paper analizza i limiti della strategia del 2021 alla luce dei cambiamenti intervenuti dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022, esamina la nuova politica artica italiana del gennaio 2026 quale possibile riferimento per Bruxelles, inquadra il posizionamento dei tre principali attori globali della regione e formula alcune raccomandazioni per la nuova policy europea. Un’attenzione particolare è dedicata alla dimensione idrica della questione artica, troppo spesso trattata come un’esternalità climatica anziché come un fattore strategico autonomo. Questa impostazione riprende l'approccio promosso da AB AQUA, che considera l'acqua non soltanto come risorsa ambientale, ma anche come fattore strategico di sicurezza e, al tempo stesso, di dialogo e cooperazione tra gli Stati.[8]
2. La Joint Communication 2021 e i suoi limiti
La Joint Communication, intitolata A stronger EU engagement for a peaceful, sustainable and prosperous Arctic, è il quarto documento di indirizzo della politica artica europea, dopo quelli del 2008, 2012 e 2016. L’impegno dell’Unione si articola attorno a tre pilastri: la cooperazione pacifica e il dialogo internazionale; il contrasto al cambiamento climatico e alle minacce ambientali; lo sviluppo sostenibile delle regioni artiche.
L’elemento di maggiore novità rispetto ai documenti precedenti è il riconoscimento esplicito dell’Unione come attore geopolitico con interessi strategici nella regione. Per la prima volta Bruxelles ha impiegato il Green Deal come strumento di legittimazione della propria presenza nell’Alto Nord annunciando l’apertura di un ufficio della Commissione a Nuuk, poi inaugurato nel marzo 2024, e ha proposto un accordo multilaterale per il divieto di sviluppo di nuove riserve di idrocarburi nella regione, posizione ambiziosa ma rimasta sostanzialmente declaratoria. Tuttavia, il contesto nel quale quel documento fu elaborato è da allora mutato sostanzialmente. In particolare, sul piano securitario, giuridico e istituzionale.
Nell’ambito della sicurezza regionale, la Joint Communication pur riconoscendo il rafforzamento militare russo, adotta un tono prudente che riflette lo spirito di fiducia residua che caratterizzava l’UE nelle relazioni con Mosca nel 2021. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 ha reso questa impostazione obsoleta. In tal senso, dal marzo dello stesso anno il Consiglio Artico è di fatto paralizzato ai livelli ministeriale e diplomatico e sopravvive soltanto attraverso i gruppi di lavoro riuniti in formato virtuale.[9] Inoltre, l’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica ha ridefinito l’assetto strategico della regione, portando sette degli otto Stati artici dentro la NATO.
Sul piano giuridico, il parere consultivo sul cambiamento climatico, reso all'unanimità dalla Corte internazionale di giustizia nel luglio 2025, ha definito il perimetro normativo consuetudinario e convenzionale vigente e le conseguenze in caso di violazioni degli Stati. In particolare, la protezione del sistema climatico è soggetta al rispetto di obblighi vincolanti ben definiti. L'obbligo di prevenzione dei danni ambientali significativi ha carattere erga omnes, in virtù del quale ogni Stato possiede un interesse giuridico a invocarne il rispetto.[10] Le emissioni di gas serra costituiscono inquinamento dell’ambiente marino ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), come già affermato dal Tribunale internazionale del diritto del mare nel 2024 (ITLOS).[11] Il superamento dell’eccezionalismo artico si riflette dunque anche sul fronte normativo, indipendentemente dalle preferenze discrezionali politiche.
Sul fronte istituzionale, la raccomandazione adottata dal Parlamento Europeo il 26 novembre 2025, con 510 voti favorevoli, ha chiesto alla Commissione di abbandonare ufficialmente l’eccezionalismo artico, integrando la regione nelle politiche estere, di sicurezza ed energetiche dell’Unione ed istituendo un’unità specifica sull’Artico in seno al Servizio Europeo per l’Azione Esterna e di rafforzare il mandato dell’Inviato Speciale per l’Artico.[12]
A questi mutamenti di contesto si aggiunge un limite interno alla strategia del 2021 particolarmente significativo. Il documento tratta lo scioglimento del permafrost e dei ghiacciai esclusivamente come un problema climatico e ambientale e dunque una conseguenza del riscaldamento da monitorare e mitigare. Questo inquadramento può tuttavia risultare incompleto, perché confina l'acqua nel registro delle politiche ambientali non entrando in quelle strategiche e di sicurezza. Se, invece, venisse riconosciuta come risorsa strategica autonoma, essa diventerebbe un asset che genera interessi, investimenti e competizione, dal potenziale idroelettrico groenlandese agli stock ittici in migrazione verso nord, fino ai dati idrografici delle nuove rotte. Il passaggio ad un più ampio riconoscimento come fattore di sicurezza europea comporta l’adozione di una nuova logica di valutazione del rischio e di pianificazione che la sola protezione ambientale non contempla. Il nesso tra fusione della criosfera e stabilità della circolazione atlantica, come si vedrà, ne rappresenta la manifestazione più emblematica. Inoltre, questa differenza determina quali istituzioni se ne debbano occupare, con quali strumenti e con quale priorità. È su questa riclassificazione, analizzata nel dettaglio più avanti, che si fondano talune raccomandazioni del presente paper.
3. La nuova politica artica italiana del 2026
La necessità di rispondere ai mutamenti avvenuti nella regione artica non è avvertita soltanto a Bruxelles. Il documento La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione, pubblicato nel gennaio 2026 congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, aggiorna le linee guida nazionali del 2015 e definisce il posizionamento italiano in un’area che la Farnesina qualifica come ‘vicino lontano’.[13] La strategia identifica alcuni fra i principali elementi affrontati nel paragrafo precedente. La crisi del Consiglio Artico, la militarizzazione russa, la rinvigorita partnership sino-russa, la fine della neutralità nordica e la recente posizione americana sulla Groenlandia sono individuate come fattori che richiedono una crescente attenzione alla dimensione securitaria. Il documento si articola lungo cinque direttrici che riflettono l’elaborazione interministeriale: impegno politico e diplomatico, sicurezza, ricerca scientifica, dimensione economica, divulgazione e consapevolezza.
Tre elementi rendono la strategia italiana particolarmente rilevante in chiave UE. Il primo è il riconoscimento dell’asse Nord-Sud dall’Artico al Mediterraneo come dimensione costitutiva dell’integrazione europea, che salda l’interesse artico italiano alla vocazione mediterranea del Paese. Il secondo è il sostegno esplicito alla revisione della Joint Communication del 2021. Il terzo è il riferimento al progetto Horizon LIQUIDICE, dedicato agli impatti dei mutamenti della criosfera su risorse idriche, idroelettrico e comunità locali che rappresenta un elemento di consapevolezza idrostrategica ancora assente a livello di Unione. Occorre rilevare che la strategia mostra anche alcuni limiti. In particolare, sul terreno della deterrenza mantiene un profilo prudente, privilegiando nel breve e medio periodo ruoli di supporto, un approccio comprensibile per uno Stato osservatore ma che finisce per circoscriverne l’ambizione.
4. I tre grandi attori artici
L’Artico, a differenza dell’Antartide (classificato come bene comune globale), è un oceano circondato da Stati sovrani. Cinque di essi (Canada, Danimarca tramite la Groenlandia, Norvegia, Russia e Stati Uniti) esercitano diritti sovrani e funzionali sulle rispettive zone economiche esclusive e piattaforme continentali. Il progressivo ritiro della banchisa, che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) attribuisce oltre ogni ragionevole dubbio all’influenza antropica,[14] ridisegna l’accessibilità della regione e, con essa, le strategie e possibilità per i suoi attori principali. Tra gli otto Stati membri del Consiglio Artico e i molti osservatori, questo paper concentra l'analisi su tre attori: Russia, Stati Uniti e Cina. Non sono gli unici protagonisti della regione, ma da un lato sono i soli dotati della capacità di ridisegnarne l'ordine, e dall’altro sono tutti e tre, a modo loro, protagonisti dell’erosione dell'eccezionalismo artico. La Russia dall'interno, militarizzando il proprio fianco settentrionale; gli Stati Uniti dall'interno del campo occidentale, mettendo in discussione la sovranità territoriale di un alleato come la Danimarca; la Cina dall'esterno geografico, dimostrando che nell'Artico contemporaneo la presenza si costruisce con capitali, scienza e logistica prima che con la geografia.
Russia
La Russia rimane l’attore geograficamente più rilevante dell’Artico in quanto controlla circa metà della linea costiera complessiva e l’intera fascia della Rotta Marittima Settentrionale (Northern Sea Route). I principali documenti di riferimento sul tema, i Fundamentals of State Policy in the Arctic to 2035 e la Strategia di sviluppo della Zona artica, sono stati integrati nel più ampio concept di politica estera elaborato nel 2023, che colloca la regione tra le priorità nazionali assolute.[15] In questo contesto, l’invasione dell’Ucraina ha prodotto effetti all’apparenza contraddittori. Nonostante le sanzioni occidentali abbiano colpito le finanze statali ed in particolare i progetti energetici di punta, come l’Arctic LNG 2, il finanziamento federale per lo sviluppo artico è cresciuto. Risulta dunque evidente la crescente importanza della regione artica per la Russia in virtù delle notevoli riserve strategiche di risorse e in qualità di crocevia verso i mercati asiatici. Questa centralità si evince anche sul piano militare. Mosca, infatti, nonostante le difficoltà riscontrate nella guerra di invasione in Ucraina, ha proseguito ad investire ingenti risorse nel consolidamento del fianco settentrionale.[16] La dimensione idrica gioca per Mosca un ruolo rilevante che risponde tuttavia ad una logica estrattiva. In tal senso, il ritiro della banchisa e la trasformazione del ciclo idrologico siberiano sono citati nei documenti russi come opportunità economiche da sfruttare, delineando una chiara tensione con gli obblighi per gli Stati dettagliati nel parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2025, la cui violazione configurerebbe atti internazionalmente illeciti.
Stati Uniti
Il posizionamento americano ha conosciuto sotto la seconda amministrazione Trump una svolta senza precedenti, culminata nell’annuncio, a Davos nel gennaio 2026, di un futuro accordo quadro sulla Groenlandia comprendente la difesa missilistica e i diritti minerari.[17] Dopo la Guerra Fredda, Washington ha progressivamente disinvestito nella regione artica e, ad oggi, mantiene una sola base spaziale a Pituffik, disponendo di tre sole navi rompighiaccio polari, di cui una sola pesante e ultracinquantenne, a fronte di un fabbisogno dichiarato di almeno otto unità.[18] L’attuale attivismo statunitense si spiega in parte con questa percezione di ritardo accumulato. Inoltre, si può comprendere in misura rilevante attraverso la lente delle materie prime critiche. La Groenlandia detiene, infatti, le ottave riserve mondiali di terre rare e ospita, con Kvanefjeld e Tanbreez, due dei giacimenti più grandi del pianeta, oltre alla citata base spaziale di Pituffik, asset per l’allerta missilistica su traiettorie polari e sorveglianza spaziale.[19] Come prevedibile, la risposta di Copenaghen e Nuuk all’accordo quadro semi-imposto dalla presidenza statunitense è stata fermamente contraria a tale possibilità. La Groenlandia ha affermato di non prendere in considerazione cessioni di sovranità, e che, qualora venisse costretta a scegliere, deciderebbe di restare con la Danimarca, l’Unione europea e la NATO.[20] Nonostante ciò, l’aspetto più rilevante resta che, per la prima volta, la pressione sull’ordine artico proviene dall’interno del campo occidentale, al punto che alcuni osservatori si chiedono se il Consiglio Artico, presieduto dal maggio 2025 dal Regno di Danimarca, possa sopravvivere alla frattura tra Washington e Copenaghen.[21]
Parallelamente, la tensione emersa tra Washington e Ottawa offre nuovi spunti di riflessione. Le ripetute dichiarazioni del Presidente Trump sul Canada come possibile cinquantunesimo Stato americano, sebbene siano rimaste sul piano retorico, hanno fatto riemergere un attrito storico. Gli Stati Uniti non hanno mai riconosciuto la posizione canadese sul Passaggio a Nord-Ovest, una delle principali rotte marittime artiche. Il Canada, infatti, sostiene che questo crocevia rientri nelle proprie acque interne. Il compromesso raggiunto nel 1988 si limitava a congelare la disputa sulla base di un rapporto di fiducia reciproca che l’attuale amministrazione non sembra più considerare vincolante.[22] Questa pressione statunitense potrebbe aver già prodotto un effetto politico tangibile: dal Partenariato UE-Canada per la sicurezza e la difesa del giugno 2025 all’accordo di partecipazione al SAFE, firmato nel febbraio 2026, fino alla proposta avanzata nel settembre 2026 dalla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, di avviare i lavori per accogliere il Canada come primo membro associato dell’Unione.[23]
Cina
L'inclusione della Cina tra i grandi attori artici richiede una preliminare giustificazione. Pechino non possiede una presenza nella costa artica, eppure nessuna potenza extraregionale ha investito altrettanto nella regione. Le ragioni di questi investimenti sono di carattere geografico-strutturale. Pechino, in qualità di superpotenza commerciale, dipende da pochi colli di bottiglia marittimi, come Malacca e Suez, i quali tuttavia rappresentano vulnerabilità strategiche. Avere la possibilità di introdurre una nuova rotta settentrionale che accorci di un terzo i tempi verso l'Europa e sfugga alla proiezione navale americana ha per la Cina un valore che nessuno Stato artico le attribuisce con altrettanta intensità. A ciò si aggiunge una capacità scientifica polare ormai di prima fascia, con una flotta di rompighiaccio da ricerca in espansione, la quale funge da veicolo legittimo e titolo di accesso. Su queste basi la Cina si è autodefinita “near-Arctic state” nel White Paper del gennaio 2018, articolando la propria presenza attorno alla Polar Silk Road, ambiziosa estensione settentrionale della Belt and Road Initiative.[24] A differenza delle altre potenze, Pechino non avanza rivendicazioni territoriali né proiezione militare diretta, puntando al contrario su investimenti, ricerca scientifica e cooperazione multilaterale. Il peso reale di questa presenza è però oggetto di un dibattito che occorre restituire nella sua interezza. Una prima scuola ne ridimensiona la portata, in quanto la cooperazione navale sino-russa resta sostanzialmente esigua e lo sviluppo congiunto della Northern Sear Route avrebbe implicazioni militari trascurabili,[25] mentre alcuni analisti si chiedono se la Polar Silk Road sia un disegno di lungo periodo o una strategia di fatto arenata.[26] Una seconda prospettiva segnala invece un’accelerazione sostanziale con nuove rompighiaccio equipaggiate con veicoli sottomarini autonomi e attività di sorveglianza dual-use,[27] e la ripresa delle missioni di ricerca marina congiunte con la Russia e progetti di navi portacontainer ad alta classe glaciale.[28] Al riguardo, l’accordo quadro siglato nell’ottobre 2025 con la Russia parrebbe rappresentare un’ulteriore evoluzione in direzione di una crescente dipendenza economica strutturale di Mosca da Pechino in risposta alle crescenti sanzioni occidentali.[29]
5. La dimensione idrostrategica dell’Artico
La dimensione idrica costituisce il punto cieco più evidente della strategia europea del 2021. Lo scioglimento del permafrost dell’Artico sta alterando il ciclo idrologico a scala continentale, con un aumento del deflusso fluviale artico stimato tra il 17 e il 25 per cento entro fine secolo.[30] Questa grande trasformazione climatica non resta confinata all’Alto Nord, in quanto il crescente afflusso di acqua dolce nel Nord Atlantico indebolisce la circolazione oceanica atlantica (AMOC), il meccanismo che mantiene mite il clima europeo. Le simulazioni più recenti indicano che un cedimento della circolazione produrrebbe un marcato raffreddamento e più intensi estremi freddi nell'Europa nord-occidentale, accompagnati da una riduzione delle precipitazioni e da un'intensificazione delle siccità stagionali sull'intero continente, con le variazioni più pronunciate attorno al bacino mediterraneo.[31] La collocazione temporale di un eventuale punto di non ritorno resta scientificamente contesa, ma la rilevanza del rischio per la pianificazione di lungo periodo è ormai riconosciuta. Nel 2025 l’Islanda ha qualificato l’indebolimento dell’AMOC come minaccia esistenziale alla propria sicurezza, primo caso di securitizzazione formale del nesso tra acqua artica e stabilità climatica da parte di uno Stato della regione.[32] In questa catena causale l’asse Nord-Sud dall’Artico al Mediterraneo proposto dalla strategia italiana acquista rilevanza strategica, in cui la sicurezza idrica del Sud Europa risulta dipendere anche dal destino della criosfera settentrionale.
La dimensione idrostrategica dell’Artico presenta due ulteriori aspetti rilevanti che occorre evidenziare, sia di carattere economico che di governance. In primis, la Groenlandia dispone di un potenziale idroelettrico rilevante, già indicato dagli osservatori europei come terreno di investimento a impatto immediato, ad esempio per l’alimentazione dei data center.[33] Secondo, l’acqua dolce, la pesca e l’idrografia delle nuove rotte artiche si configurano come elementi economici regionali che i documenti europei, ad oggi, non hanno affrontato con la necessaria efficacia. Gli aspetti di governance presentano elementi di cooperazione ancora attivi. La ricerca sul ciclo idrologico artico è infatti una delle poche aree in cui la cooperazione scientifica circumpolare è sopravvissuta alla rottura del 2022, e rappresenta perciò un canale di dialogo residuo che l’Unione ha interesse a preservare.
Gli strumenti per affrontare efficacemente gli aspetti idrostrategici in parte esistono già. Nel giugno 2025 la Commissione ha adottato, a un giorno di distanza l'una dall'altro, la Water Resilience Strategy e il Patto europeo per l'Oceano. Presi insieme, i due documenti coprono l'intero ciclo dell'acqua, dalle falde continentali alla governance marina. La strategia sulla resilienza idrica non contiene però alcun riferimento all'Artico e individua i propri teatri regionali nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nell'Asia centrale. Il Patto per l'Oceano menziona la regione, ma la tratta nel quadro della sicurezza marittima e della cooperazione con gli Stati artici affini, senza occuparsi della sua trasformazione idrologica. Una delle più grandi riserve di acqua dolce del pianeta, seconda solo all’Antartide, resta così assente proprio dai documenti che dovrebbero governarla. La nuova Joint Communication può colmare questa lacuna, riconoscendo la criosfera artica come infrastruttura idrica del continente e integrando la sicurezza idro-climatica tra i propri assi portanti.[34]
6. Raccomandazioni per la nuova politica artica europea
L'analisi che precede consente di formulare sei raccomandazioni per la Joint Communication attesa entro l’autunno del 2026. Le prime due consolidano orientamenti già emersi nel dibattito istituzionale europeo, mentre le successive vertono invece sulla necessità di integrare la dimensione idrostrategica nella politica artica dell'Unione.
I. Superare formalmente l’eccezionalismo artico
L’Unione dovrebbe prendere atto che l’Artico non è più una regione separata dalle dinamiche globali e integrarlo organicamente nelle proprie politiche estere, di sicurezza ed economiche, accogliendo la richiesta del Parlamento di un’unità dedicata in seno al SEAE e di un mandato rafforzato per l’Inviato Speciale. Il parere della Corte internazionale di giustizia offre a questa scelta un fondamento giuridico di primo piano nella protezione del sistema climatico in quanto obbligo comune internazionale.
II. Assumere la sicurezza come elemento costitutivo
La dimensione securitaria deve entrare nella strategia in piena complementarità con la NATO, con particolare attenzione alle minacce ibride e alla protezione delle infrastrutture critiche sottomarine e digitali dell’Alto Nord.[35] Il divario tra le vaste ambizioni dell'Unione e le effettive capacità resta il nodo principale della questione. In assenza di investimenti in sorveglianza satellitare, capacità rompighiaccio e presenza navale - oltre che il prerequisito essenziale di una politica estera unitaria - qualsiasi azione dell'UE rimarrà sostanzialmente declaratoria e la sua incisività fortemente limitata.[36]
III. Costruire una dimensione idrostrategica
Lo scioglimento della riserva di acqua dolce dell’Artico influenza direttamente il clima e la disponibilità d’acqua in Europa. Per questo la nuova politica artica dovrebbe trattare i ghiacci del Nord non solo come un problema ambientale, ma come una riserva idrica del continente, da conoscere e proteggere. In concreto, ciò significa collegare la politica artica alle strategie europee già esistenti sull'acqua e sugli oceani, rafforzare gli strumenti di osservazione di cui l'Unione già dispone, dai satelliti Copernicus alle reti di sensori oceanici che misurano la circolazione atlantica, garantendone la continuità nel tempo, e sostenere progetti di ricerca come LIQUIDICE. Infine, la diplomazia scientifica nell’Artico è uno dei pochi terreni su cui la collaborazione tra i Paesi artici non si è interrotta. Per tale motivo, l'Unione ha un interesse specifico nel mantenere questo canale di comunicazione aperto, usandolo come chiave diplomatica per assicurare la continuità del dialogo anche nei momenti di tensione, presenti e futuri.
IV. Definire una posizione sulla Groenlandia
Le decisioni sul futuro della Groenlandia spettano ai groenlandesi, e la sovranità danese sull’isola non è in discussione. L’Unione, per difendere davvero questo principio, dovrebbe riconoscere l’importanza della Danimarca come paese di prima linea e, di conseguenza, investire in progetti a supporto dell’economia dell’isola. In tal senso, un aspetto chiave potrebbe riguardare proprio l’acqua. La Groenlandia dispone di un enorme potenziale idroelettrico grazie ai propri fiumi e ghiacciai, utile ad esempio per alimentare i data center di cui l’Europa ha un crescente bisogno. Incrementare gli investimenti nella regione significa offrire da un lato ai groenlandesi un’alternativa alle promesse di altre potenze, e dall’altro legare il governo di Nuuk all’Europa attraverso un partenariato paritario.[37]
V. Gestire le materie prime critiche con approccio sistemico
Il sottosuolo artico è ricco di minerali indispensabili per le tecnologie moderne, dalle batterie alle turbine eoliche. L’Unione, come evidenziato in particolare dal recente rapporto sulla competitività di Mario Draghi,[38] deve assicurarsi l’accesso a queste risorse. Tuttavia, il modus operandi dell’UE non deve uniformarsi a quello dei suoi concorrenti, che estraggono senza curarsi dell’ambiente e delle popolazioni locali. La via europea dovrebbe fondarsi su accordi che garantiscano standard ambientali elevati e benefici reali per la comunità groenlandese. Per le stesse ragioni, ambientali ma anche di sicurezza energetica, conviene confermare la proposta già avanzata nel 2021 di vietare l'apertura di nuovi giacimenti di petrolio e gas nella regione.[39]
VI. Valorizzare gli Stati osservatori europei
L'Artico non riguarda solo i Paesi del Nord. Come precedentemente evidenziato, Stati osservatori come l'Italia possono offrire elementi di analisi e spunti utili a facilitare un dialogo collaborativo. Ne è un esempio l'Arctic Circle Forum, uno dei principali appuntamenti internazionali sulla regione, ospitato dall'Italia nel marzo 2026. Il contributo italiano poggia, peraltro, su una presenza di lunga data. Dal 1997 il Consiglio Nazionale delle Ricerche gestisce alle isole Svalbard la stazione Dirigibile Italia, mentre la Marina Militare conduce da anni campagne di misurazione dei fondali e degli oceani nell'Alto Nord. Si tratta di competenze preziose per comprendere come cambia l'acqua artica, quali rischi ambientali e geopolitici ne derivino e quali opportunità possano essere colte. L'idea italiana di un asse che unisce l'Artico al Mediterraneo aiuta infine a spiegare a tutti gli europei, anche a quelli del Sud, perché ciò che accade tra i ghiacci del Nord riguarda direttamente il loro clima, la loro acqua e la loro sicurezza.
7. Conclusioni
L’Unione Europea si trova davanti a una scelta storica. La Joint Communication del 2021, costruita sui principi del multilateralismo cooperativo e dell’eccezionalismo artico, è stata superata dagli eventi. La guerra in Ucraina, la militarizzazione russa, la rinvigorita cooperazione sino-russa, le ambizioni americane sulla Groenlandia e l’accelerazione dei mutamenti climatici impongono un cambio di paradigma, al quale il parere della Corte internazionale di giustizia del 2025 fornisce un ancoraggio giuridico oltre che politico. Le sei raccomandazioni formulate in questo paper indicano una traiettoria possibile. In primo luogo, il superamento dell'eccezionalismo artico e l'assunzione della sicurezza come elemento costitutivo aprono la strada all'integrazione della dimensione idrostrategica quale fattore centrale della nuova politica. In secondo luogo, emerge la necessità di una posizione chiara sulla Groenlandia, fondata sul rispetto dell'autodeterminazione e su investimenti concreti. In terzo luogo, occorrono un approccio sistemico alle materie prime critiche e la piena valorizzazione degli Stati osservatori europei, a partire dall'Italia.
La sfida che attende Bruxelles risulta dunque essere strettamente collegata ad aspetti idrostrategici. L'Artico non è solo una regione di rotte marittime e materie prime, ma una delle più grandi riserve di acqua dolce del pianeta in rapida trasformazione, il cui destino è legato a quello dei sistemi idrici europei e mediterranei. La tesi di questo paper è che il ritardo europeo dipenda anzitutto da come l'acqua artica è stata finora inquadrata. Finché resterà classificata esclusivamente come problema ambientale, l'Unione continuerà a limitarsi a mitigarne gli effetti. Riconosciuta invece come risorsa strategica e fattore di sicurezza, entrerà a pieno titolo nel perimetro della politica estera e di sicurezza dell'Unione. Tuttavia, riconoscere l'acqua artica come risorsa strategica non significa farne un ulteriore terreno di contesa. Nessun attore è in grado di monitorare da solo il bilancio idrico artico, ed è anche per questo che la cooperazione scientifica sul ciclo idrologico è sopravvissuta alla crisi del Consiglio Artico. È la stessa logica che AB AQUA pone al centro della propria riflessione, secondo cui la gestione condivisa delle risorse idriche può trasformare un fattore di tensione in un terreno di cooperazione.[40]
Mentre Washington, Mosca e Pechino hanno già esplicitato le proprie ambizioni artiche, l'Unione ha davanti a sé, con la prossima Joint Communication, l'occasione per fare altrettanto e riaffermare la propria visione di futuro rispettando i propri principi. Una nuova politica artica che ignorasse la dimensione idrica sarebbe, ancora una volta, inadatta ad affrontare l’attualità ed in ritardo sulla storia.
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“Trump’s Push for Greenland Mineral Rights Could Block China’s Access to Rare Earths”, CNBC, 23 gennaio 2026.
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[1] Mika Rantanen et al., “The Arctic Has Warmed Nearly Four Times Faster than the Globe since 1979”, Communications Earth & Environment 3, 168 (2022).
[2] Klaus Dodds e Mia Bennett, Unfrozen: The Fight for the Future of the Arctic, Londra, 2025.
[3] Quincy Institute for Responsible Statecraft e The Arctic Institute, Restoring Arctic Exceptionalism: The Path Toward Sustainable Cooperation, Washington, DC, luglio 2025.
[4] Belfer Center for Science and International Affairs e Fridtjof Nansen Institute, Arctic Security: Power Shifts and Transformational Change, Cambridge, MA, 2026.
[5] Commissione europea, EU Arctic Policy: Call for Evidence and Public Consultation, Bruxelles, dicembre 2025.
[6] European Commission e High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, A Stronger EU Engagement for a Peaceful, Sustainable and Prosperous Arctic, Bruxelles, 2021.
[7] Parlamento europeo, Raccomandazione sulla strategia diplomatica e la cooperazione geopolitica dell’UE nell’Artico, 2025.
[8] AB AQUA, Assisi 2025. L'acqua come strumento di dialogo e cooperazione tra i popoli. Un cambio di prospettiva per una convivenza pacifica, convegno, Sacro Convento di San Francesco, Assisi, 22 marzo 2025.
[9] David Balton e Stirling Haig, Revitalizing the Arctic Council, Belfer Center, Cambridge, MA, 24 febbraio 2026.
[10] Corte internazionale di giustizia, Obligations of States in respect of Climate Change, parere consultivo, 23 luglio 2025, spec. parr. 439 ss.
[11] Tribunale internazionale del diritto del mare, parere consultivo n. 31, 2024.
[12] Parlamento europeo, Raccomandazione, op. cit.
[13] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero della Difesa e Ministero dell’Università e della Ricerca, La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione, Roma, 2026.
[14] IPCC, Climate Change 2023: Synthesis Report of the Sixth Assessment Report, Ginevra, 2023.
[15] President of the Russian Federation, Foundations of State Policy of the Russian Federation in the Arctic for the Period up to 2035 and Beyond, 2020; Federazione Russa, Concetto di politica estera, 2023.
[16] The Arctic Institute, Russia’s Arctic Military Posture in the Context of the War against Ukraine, Washington, DC, 2023.
[17] “Trump’s Push for Greenland Mineral Rights Could Block China’s Access to Rare Earths”, CNBC, 23 gennaio 2026.
[18] Enrico Peschiera, "Gli Stati Uniti corrono ai ripari sulle rompighiaccio," Osservatorio Artico, 15 luglio 2025, https://www.osservatorioartico.it/stati-uniti-corrono-ripari-rompighiaccio/.
[19] Center for Strategic and International Studies, Greenland, Rare Earths, and Arctic Security, Washington, DC, gennaio 2026.
[20] “Climate Change Is a Greater Threat to Greenland than Trump’s Mineral Ambitions”, The World Today, Chatham House, Londra, marzo 2026.
[21] “Can the Arctic Council Survive the U.S.-Danish Rift Over Greenland?”, Foreign Policy, 16 aprile 2026.
[22] Justin Barnes, Explainer: The Northwest Passage's Shipping Potential, Legal Status, and What's at Stake, Belfer Center, Cambridge, MA, 28 luglio 2025.
[23] Commissione europea, Discorso della Presidente von der Leyen sullo stato dell'Unione 2026, SPEECH/26/1868, Strasburgo, 16 settembre 2026.
[24] State Council of the People’s Republic of China, China’s Arctic Policy (White Paper), Pechino, gennaio 2018.
[25] “Russian and Chinese Threats to Greenland and the New Arctic Sea Routes Are Low”, Proceedings, U.S. Naval Institute, vol. 152, n. 1, gennaio 2026.
[26] Erdem Lamazhapov, Iselin Stensdal e Gørild Heggelund, “China’s Polar Silk Road: Long Game or Failed Strategy?”, The Arctic Institute, 2023.
[27] Larissa Alves Lozano, Icebreakers of Influence: NATO and the Dual-Use China-Russia Arctic Threat, Bloomsbury Intelligence and Security Institute, Londra, 2026.
[28] “China and Russia in the Arctic: From Friction to Deeper Ties”, London School of Economics, 2026.
[29] “How Chinese, Russian Arctic Ambitions Are Fueling a U.S. Polar Icebreaker Mission”, CNBC, 28 marzo 2026.
[30] Michael A. Rawlins e Ambarish V. Karmalkar, “Regime Shifts in Arctic Terrestrial Hydrology Manifested from Impacts of Climate Warming”, The Cryosphere, vol. 18, n. 3, 2024.
[31] René M. van Westen e Michiel L. J. Baatsen, “European Temperature Extremes under Different AMOC Scenarios in the Community Earth System Model”, Geophysical Research Letters, vol. 52, 2025.
[32] EPOC, AMOC Collapse: Separating Plausible Risk from Extreme Scenarios, 2026.
[33] European Council on Foreign Relations, Arctic Hold’em: Ten European Cards in Greenland, 2026.
[34] Commissione europea, EU Water Resilience Strategy, COM(2025), 2025; Commissione europea, European Ocean Pact, COM(2025), 2025.
[35] Gabriella Gricius, "Hybrid Attacks Rise on Undersea Cables in Baltic and Arctic Regions", Eurasia Daily Monitor, vol. 22, n. 14, 5 febbraio 2025. https://jamestown.org/hybrid-attacks-rise-on-undersea-cables-in-baltic-and-arctic-regions/.
[36] Think Tank Europa, Europe’s Arctic Test: From Ambition to Capability, Copenaghen, 2026.
[37] European Council on Foreign Relations, Arctic Hold’em, op.cit.
[38] Mario Draghi, The Future of European Competitiveness. Part A: A Competitiveness Strategy for Europe (Bruxelles: Commissione europea, settembre 2024).
[39] International Institute for Sustainable Development, Submission to the EU Arctic Policy Consultation, 23 marzo 2026.
[40] AB AQUA, Assisi 2025, op. cit.


