La governance delle risorse idriche tra India e Bangladesh sotto pressione: il bacino del Teesta e il futuro dell’idropolitica bilaterale

Pietro Secchi - 10 ottobre 2026

Introduzione

Le relazioni in materia di risorse idriche tra India e Bangladesh sono state storicamente governate attraverso un quadro bilaterale pragmatico ma strutturalmente asimmetrico, fondato su accordi selettivi, coordinamento tecnico e ricorrenti negoziazioni diplomatiche. Piuttosto che sviluppare un’architettura integrata di governance per l’intero bacino del Gange–Brahmaputra–Meghna (GBM), i due Paesi hanno istituito accordi specifici per singoli fiumi, concepiti per gestire le tensioni stagionali e preservare la stabilità operativa.

Per diversi decenni, questo approccio si è dimostrato relativamente resiliente. Il Trattato sulle acque del Gange del 1996 ha istituzionalizzato le procedure di ripartizione delle risorse durante la stagione secca intorno alla diga di Farakka e ha ridotto il rischio di ricorrenti crisi bilaterali relative ai flussi a valle. Più in generale, l’idrodiplomazia tra Nuova Delhi e Dacca si è sviluppata all’interno di un contesto regionale caratterizzato da regimi idrologici relativamente stabili, da una densità infrastrutturale limitata e da una bassa rilevanza geopolitica dei sistemi fluviali condivisi.

Questo contesto sta ora cambiando. La variabilità climatica sta aumentando l’incertezza idrologica nei sistemi fluviali himalayani. La rapida espansione di dighe, sbarramenti e infrastrutture idroelettriche sta modificando il rapporto tra controllo a monte e dipendenza a valle. Al contempo, la governance dei fiumi transfrontalieri sta diventando sempre più intrecciata con la frammentazione politica interna, la securitizzazione delle frontiere e una più ampia competizione geopolitica nell’Asia meridionale.

Queste pressioni convergono in modo particolarmente evidente nel bacino del Teesta. Sebbene considerevolmente più piccolo rispetto ai sistemi del Gange e del Brahmaputra, il fiume è tuttavia emerso come la più sensibile controversia idrica irrisolta tra India e Bangladesh — una questione definita dall’intersezione tra volatilità climatica, espansione infrastrutturale e vincoli politici interni che l’attuale quadro bilaterale non era stato progettato per gestire.

Il presente rapporto esamina come queste pressioni strutturali stiano trasformando la logica operativa dell’idropolitica tra India e Bangladesh e quali adattamenti di governance esse richiedano. Il bacino del Teesta costituisce la principale lente analitica, ma l’argomentazione si estende oltre il singolo fiume: la questione centrale è se l’architettura bilaterale di governance delle risorse idriche possa evolversi abbastanza rapidamente da rimanere funzionale in condizioni di crescente imprevedibilità idrologica e di intensificazione della competizione geopolitica.

Sezione I — L’attuale assetto della governance delle risorse idriche

Le relazioni idriche tra India e Bangladesh hanno preso forma, a partire dall’indipendenza del Bangladesh nel 1971, attraverso una successione di negoziati e intese bilaterali. L’assetto attuale riflette questo percorso: anziché essere organizzato secondo una struttura unica riferita all’intero bacino del Gange–Brahmaputra–Meghna (GBM), esso si basa su una serie di strumenti distinti, sviluppati nel tempo per affrontare le diverse questioni relative alle acque condivise e sostenuti da forme di consultazione sia tecnica sia diplomatica.

Questa architettura rifletteva due realtà strutturali che non sono mai state pienamente risolte. La prima è l’asimmetria geografica: l’India occupa una posizione a monte rispetto alla maggior parte dei fiumi transfrontalieri che confluiscono in Bangladesh, mentre la maggior parte delle acque superficiali del Bangladesh ha origine al di fuori del suo territorio. La seconda è la stagionalità idrologica: il sistema GBM è caratterizzato da forti ritmi monsonici, inondazioni ricorrenti e una marcata variabilità durante la stagione secca, rendendo la gestione delle risorse idriche estremamente sensibile alle fluttuazioni climatiche di breve periodo. Nel loro insieme, queste condizioni hanno creato un sistema nel quale la stabilità operativa — piuttosto che l’integrazione istituzionale — è diventata il principale obiettivo della cooperazione bilaterale.

Il primo meccanismo strutturato per gestire questa relazione è stata la Joint Rivers Commission (JRC), istituita nel 1972. Pur priva di capacità di enforcement, la JRC ha comunque fornito un’interfaccia burocratica stabile per lo scambio di dati idrologici e la consultazione tecnica, riducendo la probabilità che controversie localizzate degenerassero in crisi politiche più ampie. La sua rilevanza era principalmente procedurale: essa ha istituzionalizzato un canale di comunicazione in un momento in cui le relazioni bilaterali erano ancora in fase di definizione.

La principale fonte di tensione nel corso di questo primo periodo è stata la diga di Farakka, costruita dall’India sul Gange nei pressi del confine per deviare l’acqua verso il fiume Hooghly e migliorare la navigabilità del porto di Calcutta. Durante la stagione secca, la riduzione dei flussi a valle ha generato una persistente preoccupazione in Bangladesh riguardo alla disponibilità di acqua per l’irrigazione, all’intrusione salina e alla stabilità agricola. La gestione delle conseguenze di Farakka ha dominato la diplomazia bilaterale delle risorse idriche per gran parte dei due decenni successivi, culminando nel Trattato sulle acque del Gange del 1996.

Il trattato ha introdotto un meccanismo strutturato per la condivisione delle acque durante la stagione secca, da gennaio a maggio, basato sulla misurazione dei flussi a Farakka ogni dieci giorni, insieme a procedure formalizzate di monitoraggio congiunto. Il suo contributo principale è stato di natura istituzionale piuttosto che distributiva: ha creato un quadro prevedibile per la gestione della ripartizione stagionale delle risorse in condizioni di asimmetria strutturale, riducendo il rischio di ricorrenti escalation sui flussi del Gange. Per il Bangladesh, esso ha rappresentato un certo grado di prevedibilità istituzionalizzata precedentemente assente; per l’India, ha fornito un quadro gestibile che preservava al contempo una certa flessibilità operativa.

Tuttavia, i limiti del trattato sono stati altrettanto significativi. Esso è rimasto confinato al sistema del Gange, lasciando la governance degli altri 53 fiumi condivisi a scambi tecnici ad hoc e negoziazioni periodiche. Non è emerso alcun quadro di governance a livello di bacino. La JRC ha continuato a operare senza poteri di enforcement. E l’asimmetria strutturale sottostante tra controllo a monte e dipendenza a valle è stata gestita, anziché risolta.

È emerso, pertanto, un sistema di governance che funzionava adeguatamente in presenza di determinate condizioni: una relativa stabilità dell’idrologia stagionale, uno sviluppo infrastrutturale a monte limitato e una bassa rilevanza geopolitica dei sistemi fluviali condivisi. Il Teesta — sul quale non è mai stato raggiunto un accordo vincolante nonostante negoziati prolungati — si è affermato come il più evidente indicatore dei limiti strutturali di questo quadro. Con il progressivo mutamento di tali condizioni di fondo, i vincoli incorporati in questa architettura selettiva, bilaterale e orientata principalmente agli aspetti procedurali sono diventati sempre più rilevanti.

Sezione II — Il Teesta come emergente linea di faglia idro-strategica

Sebbene idrologicamente più piccolo rispetto ai sistemi del Gange e del Brahmaputra, il Teesta è emerso come la controversia fluviale irrisolta di maggiore rilevanza strategica tra India e Bangladesh. La sua importanza deriva meno dalla scala volumetrica che dalla concentrazione di pressioni strutturali all’interno di un singolo bacino transfrontaliero: instabilità climatica, espansione delle infrastrutture a monte, insicurezza dell’irrigazione, frammentazione politica interna e intensificazione della competizione geopolitica hanno trasformato quella che un tempo era una controversia localizzata sulla ripartizione delle acque in una più ampia sfida di governance idro-strategica.

La geografia idraulica della dipendenza

Originando nell’Himalaya orientale, nello Stato indiano del Sikkim, il Teesta attraversa il Bengala Occidentale settentrionale prima di entrare in Bangladesh, dove sostiene le regioni agricole dipendenti dall’irrigazione della Divisione di Rangpur. Il peso strategico del fiume in Bangladesh è legato al Teesta Barrage Project — il principale sistema di irrigazione fluviale del Paese nel nord, progettato per servire circa 750.000 ettari di terreni agricoli. In questo contesto, i flussi durante la stagione secca non costituiscono semplicemente una variabile ambientale: sono un determinante diretto della produzione agricola, della stabilità economica rurale e della sicurezza alimentare in una delle regioni economicamente più vulnerabili del Bangladesh.

Negli ultimi due decenni, la portata durante la stagione secca è diventata sempre più imprevedibile, scendendo periodicamente al di sotto dei livelli storici. L’attribuzione precisa delle cause rimane oggetto di controversia — l’emungimento a monte, la regolazione idraulica e la variabilità climatica svolgono tutti un ruolo — ma l’effetto cumulativo è stato quello di spostare la controversia dalla semplice ripartizione delle risorse idriche verso la governance dell’incertezza idrologica in quanto tale. Il Bangladesh si trova sempre più spesso ad affrontare non soltanto la questione di quanta acqua riceva, ma anche se sia possibile pianificare in modo affidabile sulla base dei flussi a valle.

Le infrastrutture a monte come variabile di governance

Sul versante indiano, il bacino superiore del Teesta ha conosciuto una significativa espansione infrastrutturale. Più di venti progetti idroelettrici sono operativi, in costruzione o pianificati nel Sikkim, comprese importanti installazioni come Teesta III e Teesta V. Ulteriori sbarramenti e infrastrutture per la regolazione dei flussi — in particolare la diga di Gajaldoba nel Bengala Occidentale — influenzano sempre più la tempistica e il volume dei deflussi a valle durante la stagione secca.

Questi progetti riflettono una logica strategica che va oltre la gestione delle risorse idriche. Lo sviluppo idroelettrico nell’Himalaya orientale è inserito negli obiettivi più ampi dell’India in materia di sicurezza energetica, nella strategia di connettività regionale e nel consolidamento infrastrutturale lungo il corridoio nord-orientale. La valle del Teesta si interseca inoltre geograficamente con il Corridoio di Siliguri — lo stretto passaggio terrestre che collega l’India continentale ai suoi Stati nord-orientali — conferendo al bacino un ulteriore livello di rilevanza strategica al di là della dimensione idrologica.

L’evento di piena improvvisa causata dallo svuotamento di un lago glaciale (GLOF) verificatosi nell’ottobre 2023 in Sikkim, che ha gravemente danneggiato l’impianto Teesta III e interrotto le infrastrutture a valle in tutto il bacino, ha evidenziato la vulnerabilità fisica di questo corridoio caratterizzato da un’elevata densità infrastrutturale. Le autorità indiane hanno successivamente accelerato la ricostruzione, la pianificazione della resilienza e la modernizzazione della gestione delle alluvioni nell’intero bacino — decisioni che comportano implicazioni dirette per la governance dei flussi a valle in Bangladesh.

L’effetto cumulativo di questa espansione è quello di rendere le infrastrutture a monte una variabile centrale della governance, anziché un semplice elemento di contesto. Le decisioni operative relative al rilascio delle acque, alla gestione dei sedimenti e alla regolazione stagionale definiscono sempre più le condizioni a valle — e le percezioni del rischio a valle — in modi che gli attuali meccanismi bilaterali non erano stati progettati per gestire.

Il vincolo federale

La controversia sul Teesta mette inoltre in luce una limitazione strutturale specifica del sistema di governance federale indiano. Il fallimento del progetto di accordo del 2011 — finalizzato a livello di governo centrale e successivamente bloccato dalla Chief Minister del Bengala Occidentale, Mamata Banerjee, durante la visita del Primo Ministro Manmohan Singh a Dacca — ha dimostrato che i negoziati sui fiumi transfrontalieri in India non possono essere considerati questioni esclusivamente interstatali. Gli interessi politici a livello statale, le dipendenze dall’irrigazione e gli incentivi elettorali possono prevalere direttamente sulle posizioni negoziali del governo centrale.

Questo vincolo persiste proprio perché l’economia agricola del Bengala Occidentale settentrionale dipende a sua volta dai flussi del Teesta. Le concessioni nei confronti del Bangladesh non costituiscono semplicemente una scelta diplomatica; comportano conseguenze distributive dirette per gli elettori e le comunità locali. Qualsiasi accordo bilaterale che riduca la quota di risorse idriche del Bengala Occidentale durante la stagione secca incontra una resistenza politica sistemica a livello statale, indipendentemente dalle preferenze del governo centrale.

La dimensione geopolitica

l profilo strategico del bacino è stato ulteriormente complicato dal proposto Teesta River Comprehensive Management and Restoration Project (TRCMRP), un’iniziativa di gestione fluviale su larga scala nel nord del Bangladesh, ufficialmente incentrata sul controllo delle inondazioni, sulla modernizzazione dell’irrigazione e sulla gestione dell’erosione. La logica dello sviluppo alla base del progetto è concreta, ma la sua rilevanza geopolitica risiede nella struttura del suo finanziamento e della sua attuazione: il coinvolgimento cinese negli studi di fattibilità e nelle proposte infrastrutturali connesse al TRCMRP ha attirato una costante attenzione da parte dell’India, data la vicinanza del bacino al Corridoio di Siliguri.

È importante qualificare la natura di questo coinvolgimento. L’impegno cinese nel bacino del Teesta è andato oltre la fase esplorativa a partire dalla metà del 2026: a seguito della richiesta formale del Bangladesh di assistenza cinese per il TRCMRP nel maggio 2026, la visita del Primo Ministro Tarique Rahman a Pechino nel giugno 2026 ha portato a un accordo per approfondire la cooperazione sul progetto, con la Cina impegnata ad accelerare lo studio di fattibilità. Sebbene l’attuazione rimanga nella fase di pianificazione e di studio di fattibilità, anziché essere entrata nella fase di costruzione fisica, il passaggio da un’esplorazione frammentaria a un impegno bilaterale formale rappresenta un cambiamento sostanziale nel profilo strategico del bacino.

La combinazione tra il coinvolgimento cinese nelle infrastrutture del Bangladesh e il parallelo sviluppo di impianti idroelettrici a monte lungo il sistema Yarlung Tsangpo–Brahmaputra rafforza le preoccupazioni indiane riguardo alla pressione infrastrutturale cumulativa lungo corridoi himalayani sensibili. Per Nuova Delhi, il Teesta viene sempre più considerato non isolatamente, ma come un nodo all’interno di un più ampio quadro strategico.

La linea di faglia

Ciò che distingue il Teesta dalle altre controversie bilaterali irrisolte è la simultaneità delle pressioni che esso concentra. Instabilità climatica, controllo operativo a monte, vincoli politici federali e competizione geopolitica non agiscono sequenzialmente in questo bacino — interagiscono e si rafforzano reciprocamente. Un quadro di governance capace di gestire ciascuna di queste pressioni separatamente incontrerebbe comunque notevoli difficoltà nel gestirne l’effetto combinato.

In questo senso, il Teesta funziona meno come una controversia bilaterale sulle risorse idriche in attesa di una soluzione e più come un caso di studio strutturale per valutare l’adattabilità dell’idropolitica tra India e Bangladesh in condizioni di volatilità crescente e cumulativa. I fattori alla base di tale volatilità vengono esaminati nella sezione seguente.

Sezione III — I fattori alla base della transizione idro-politica

L’ambiente operativo nel quale si collocano le relazioni idriche tra India e Bangladesh sta attraversando una trasformazione significativa. I meccanismi bilaterali sviluppati nell’arco degli ultimi cinquant’anni erano calibrati su una specifica combinazione di condizioni: una relativa stabilità dell’idrologia stagionale, una densità infrastrutturale a monte limitata e una bassa rilevanza geopolitica dei sistemi fluviali condivisi. Ciascuna di queste condizioni è ora sottoposta simultaneamente a pressione. Questa sezione esamina i fattori strutturali alla base di tale transizione.

3.1 Variabilità climatica e incertezza idrologica

La pressione di lungo periodo più rilevante sull’idropolitica regionale è rappresentata dalla crescente instabilità dei sistemi idrologici himalayani. I ghiacciai dell’Himalaya orientale hanno subito un ritiro persistente negli ultimi decenni, aumentando l’incertezza relativa ai flussi durante la stagione secca nell’intero bacino GBM. Allo stesso tempo, il comportamento dei monsoni è diventato più irregolare — cicli delle precipitazioni ritardati, eventi precipitativi concentrati e una maggiore variabilità intra-stagionale stanno influenzando sia la pianificazione agricola sia la gestione dei bacini artificiali in tutta la regione.

La rilevanza operativa di queste tendenze va oltre la semplice dimensione idrologica. I regimi stagionali dei flussi hanno storicamente costituito i presupposti di base sui quali sono stati progettati i meccanismi bilaterali di ripartizione. Con il venir meno della prevedibilità di tali regimi, gli accordi calibrati su condizioni di portata relativamente stabili perdono affidabilità operativa — in particolare durante periodi prolungati di basse portate, quando è più probabile che emergano controversie sulla ripartizione delle risorse.

Gli eventi meteorologici estremi aggiungono un ulteriore livello di pressione istituzionale. L’evento di piena improvvisa causata dallo svuotamento di un lago glaciale verificatosi nell’ottobre 2023 in Sikkim — già analizzato in relazione specifica al bacino del Teesta — illustra una dinamica più ampia: i corridoi himalayani caratterizzati da un’elevata densità infrastrutturale sono sempre più esposti a shock ambientali a cascata che gli attuali meccanismi di coordinamento non sono stati progettati per assorbire. L’implicazione in termini di governance non è semplicemente che si verificheranno eventi più estremi, ma che i quadri bilaterali costruiti intorno a ritmi stagionali prevedibili incontreranno crescenti difficoltà nel mantenere la propria credibilità operativa in condizioni di improvvisa e grave perturbazione idrologica.

3.2 Espansione infrastrutturale e interdipendenza operativa asimmetrica

L’espansione delle infrastrutture idrauliche lungo i sistemi fluviali himalayani sta modificando la logica della governance della gestione delle risorse idriche transfrontaliere in modi che vanno oltre la semplice competizione per le risorse tra monte e valle. Dighe, sbarramenti e impianti idroelettrici non si limitano a captare l’acqua; ne regolano la tempistica, la prevedibilità e la rilevanza politica dei flussi transfrontalieri. Con l’aumento della densità infrastrutturale, le decisioni operative — rilascio delle acque dalle dighe, gestione dei sedimenti, regolazione stagionale — definiscono sempre più le condizioni a valle, indipendentemente da quanto formalmente stabilito dagli accordi bilaterali.

Dal lato indiano, questa dinamica è determinata dalla combinazione tra priorità di sicurezza energetica e consolidamento strategico nel corridoio nord-orientale esaminata nella Sezione II. Il punto più generale, tuttavia, è di natura sistemica: man mano che un numero crescente di impianti entra simultaneamente in funzione lungo diversi sistemi fluviali, l’effetto cumulativo sulla governance dei flussi a valle in Bangladesh si intensifica, anche in assenza di un singolo intervento di grande scala.

La risposta infrastrutturale del Bangladesh è stata storicamente più difensiva e orientata alla distribuzione delle risorse, incentrata sul sistema del Teesta Barrage e sulle relative reti di irrigazione. Negli ultimi anni, tuttavia, Dacca si è orientata verso un approccio più integrato alla gestione del bacino, combinando la modernizzazione dell’irrigazione, la mitigazione delle inondazioni e gli interventi di sistemazione fluviale. Ciò riflette la consapevolezza che la vulnerabilità a valle è determinata non soltanto dalla scarsità d’acqua, ma anche dalla variabilità operativa a monte — e che l’adattamento a quest’ultima richiede meccanismi di governance più sofisticati rispetto ad accordi statici sulla ripartizione delle risorse.

Il risultato è una condizione di interdipendenza operativa asimmetrica: il controllo a monte sulla tempistica e sul volume dei flussi influenza sempre più le percezioni del rischio e dell’affidabilità a valle, mentre gli Stati a valle non dispongono di una leva equivalente sulle decisioni che li riguardano più direttamente. Gestire questa asimmetria — piuttosto che limitarsi a negoziare i volumi d’acqua — sta diventando la principale sfida di governance nel bacino.

3.3 Riallineamento politico interno e vincoli alla diplomazia bilaterale

La governance delle risorse idriche trans-frontaliere nell’Asia meridionale non è determinata esclusivamente dalla contrattazione inter-statale. Strutture federali, dipendenze dall’irrigazione, incentivi elettorali e securitizzazione della governance delle frontiere influenzano e limitano sempre più ciò che è politicamente realizzabile attraverso accordi bilaterali, su entrambi i lati della frontiera.

In India, il vincolo strutturale è stato storicamente concentrato nel Bengala Occidentale. Come stabilito nella Sezione II, il fallimento del progetto di accordo sul Teesta del 2011 ha dimostrato come gli interessi politici a livello statale possano prevalere direttamente sulle posizioni negoziali del governo centrale. Ciò che è cambiato recentemente è la configurazione politica a livello statale. Le elezioni del Bengala Occidentale del 2026 hanno prodotto una vittoria del BJP, determinando per la prima volta un allineamento politico tra il governo dell’Unione e il principale Stato a monte. Ciò elimina un livello di attrito istituzionale dal coordinamento interno indiano sulle questioni relative alle risorse idriche transfrontaliere.

Resta incerto se ciò si tradurrà in una maggiore flessibilità negoziale nei confronti del Bangladesh. I vincoli sottostanti — domanda di irrigazione, dipendenza agricola e percezione della scarsità durante la stagione secca nel Bengala Occidentale settentrionale — non sono cambiati in seguito all’esito elettorale. Gli incentivi politici locali continuano a limitare lo spazio per significative concessioni distributive e qualsiasi governo statale, indipendentemente dal partito di appartenenza, è sottoposto a una pressione strutturale affinché dia priorità alla sicurezza delle risorse idriche a monte. Il periodo successivo alle elezioni ha inoltre visto episodi localizzati di violenza politica in diversi distretti, riflettendo la profondità della competizione territoriale che caratterizza la politica del Bengala Occidentale e aggiungendo un ulteriore livello di volatilità di breve periodo a una transizione altrimenti significativa sul piano strutturale.

A livello nazionale, il discorso sulla governance delle frontiere è diventato più esplicitamente securitizzato, con una crescente enfasi sulla migrazione irregolare, sulle pressioni demografiche e sulla gestione delle frontiere nei distretti adiacenti al Bangladesh. Questa impostazione tende a inserire le questioni relative alla condivisione delle risorse idriche all’interno di una più ampia narrativa securitaria, riducendo lo spazio politico per approcci cooperativi e rendendo più difficile giustificare internamente concessioni bilaterali.

In Bangladesh, i vincoli interni sono altrettanto rilevanti. Nei distretti settentrionali dipendenti dall’irrigazione, la percezione di una diminuzione dei flussi durante la stagione secca genera una pressione politica costante e periodicamente rafforza le richieste di una posizione negoziale più rigida nei confronti dell’India. La scarsità d’acqua si intreccia con questioni di vulnerabilità agricola, disuguaglianza regionale e legittimità politica, limitando il margine di manovra di Dacca così come tali fattori limitano quello di Nuova Delhi.

3.4 La strategia normativa del Bangladesh e i limiti dell’internazionalizzazione

Parallelamente ai negoziati bilaterali, il Bangladesh ha cercato sempre più di inserire la governance delle risorse idriche transfrontaliere all’interno di più ampi quadri normativi internazionali. Il passo più significativo in questa direzione è stata l’adesione di Dacca alla UNECE Water Convention nel 2025 — un quadro fondato sui principi dell’utilizzo equo delle risorse idriche, della tutela ambientale e della condivisione obbligatoria delle informazioni tra gli Stati firmatari.

La logica strategica di questa scelta è chiara. Allineandosi a norme di governance riconosciute a livello internazionale, il Bangladesh cerca di ridefinire l’asimmetria bilaterale con l’India non semplicemente come una competizione per le risorse tra partner rivieraschi diseguali, ma come una questione di conformità a principi consolidati del diritto internazionale delle acque. Questo riposizionamento svolge due funzioni: rafforza la posizione normativa del Bangladesh nei forum multilaterali e introduce una forma di pressione reputazionale indiretta sull’India — anche in assenza di obblighi giuridici diretti nei confronti degli Stati non firmatari.

I vincoli pratici, tuttavia, sono altrettanto significativi. La Convenzione UNECE non impone obblighi agli Stati che non l’hanno ratificata e l’India non ha mostrato alcuna intenzione di farlo. Nuova Delhi ha storicamente mantenuto una forte preferenza per quadri di governance fluviale strettamente bilaterali, fondata su preoccupazioni relative alla sovranità e all’autonomia strategica — preoccupazioni che, se possibile, si stanno intensificando nell’attuale contesto geopolitico. Ad agosto 2026, questa tensione ha assunto una forma più concreta nel contesto del rinnovo del Trattato sulle acque del Gange: il Bangladesh sta cercando di ottenere una “clausola di garanzia” vincolante nel nuovo accordo e ha segnalato la propria disponibilità a portare la questione nei forum internazionali qualora i negoziati bilaterali non facessero progressi, mentre l’India ha ribadito che le discussioni sul rinnovo procederanno esclusivamente attraverso i meccanismi bilaterali esistenti, inclusa la JRC. La posizione normativa del Bangladesh sta quindi iniziando a emergere come una leva negoziale esplicita, sebbene il suo effetto concreto sulla posizione negoziale indiana rimanga, per il momento, limitato.

La strategia normativa del Bangladesh dovrebbe pertanto essere intesa come un posizionamento diplomatico di lungo periodo, piuttosto che come uno strumento immediatamente operativo. Il suo valore risiede meno nella capacità di generare una leva diretta sull’India che nel contribuire gradualmente a plasmare il contesto internazionale nel quale si svolgono i negoziati bilaterali — e nel segnalare ai partner esterni, comprese le istituzioni multilaterali impegnate sul fronte climatico, che Dacca è un attore credibile e orientato alle riforme nella governance delle risorse idriche trans-frontaliere.

3.5 La transizione del Trattato sulle acque del Gange del 2026

Il Trattato sulle acque del Gange del 1996 giunge alla conclusione del suo quadro trentennale nel 2026, in concomitanza con il riallineamento politico nel Bengala Occidentale e con una più ampia fase di ri-posizionamento strategico nella regione. La convergenza di questi sviluppi crea quello che potrebbe essere il più significativo punto di svolta istituzionale nelle relazioni idriche tra India e Bangladesh dalla firma originaria del trattato.

Il principale contributo del trattato nell’arco di tre decenni è stato di natura procedurale: esso ha fornito regole prevedibili per la ripartizione delle risorse, meccanismi di monitoraggio congiunto e un quadro per la gestione delle controversie stagionali, riducendo il rischio di escalation relative ai flussi del Gange. Il suo valore è consistito meno nella risoluzione dell’asimmetria sottostante tra controllo a monte e dipendenza a valle che nell’istituzionalizzazione di un insieme di aspettative sulla base delle quali entrambe le parti potevano pianificare.

Tali condizioni sono cambiate. L’aumento della variabilità climatica ha modificato l’affidabilità dei flussi stagionali. La crescente densità delle infrastrutture a monte ha introdotto nuove variabili nei regimi di deflusso. E l’ambiente politico che circonda il rinnovo del trattato è considerevolmente più complesso rispetto al momento della sua firma originaria. I meccanismi di ripartizione progettati sulla base di valori storici relativamente stabili stanno diventando più difficili da rendere operativi nella pratica — in particolare durante periodi prolungati di basse portate, quando l’architettura procedurale del trattato è maggiormente necessaria e maggiormente esposta alla possibilità di essere messa alla prova.

Il processo di rinnovo rappresenta pertanto qualcosa di più di una rinegoziazione tecnica. Esso costituisce uno stress test strutturale per lo stesso quadro bilaterale di governance delle risorse idriche: un’opportunità per valutare se le istituzioni esistenti possano essere modernizzate per accogliere una maggiore incertezza idrologica e una più complessa interdipendenza infrastrutturale, oppure se saranno semplicemente prorogate con modifiche minime in condizioni per le quali non erano state progettate. Il risultato plasmerà non soltanto il futuro del regime del Gange, ma anche il più ampio ambiente politico nel quale vengono gestite controversie irrisolte come quella del Teesta.

Sezione IV — Scenari strategici (2026–2035)

La traiettoria futura dell’idropolitica tra India e Bangladesh sarà determinata dall’interazione di quattro fattori strutturali individuati nelle sezioni precedenti: l’accelerazione della variabilità climatica, l’espansione delle infrastrutture idrauliche, il riallineamento politico interno e l’intensificazione della competizione geopolitica lungo il corridoio himalayano orientale. Queste pressioni non sono sequenziali — sono simultanee e si rafforzano reciprocamente. La principale sfida di governance non riguarda quindi più soltanto la ripartizione delle risorse idriche, ma la gestione di un’incertezza cumulativa in condizioni di crescente interdipendenza infrastrutturale.

Gli scenari seguenti non costituiscono previsioni. Sono traiettorie analiticamente coerenti, derivate da differenti ipotesi riguardo al modo in cui i principali fattori interagiranno nell’orizzonte 2026–2035. Ciascuno scenario implica una distinta logica istituzionale, una diversa distribuzione dei rischi e un differente insieme di indicatori osservabili. Considerati nel loro insieme, essi definiscono lo spazio strategico all’interno del quale opererà la governance delle risorse idriche tra India e Bangladesh.

Scenario 1 — Adattamento gestito e continuità istituzionale

In questa traiettoria, entrambi i governi preservano il nucleo funzionale dell’attuale quadro bilaterale attraverso aggiustamenti incrementali anziché una riforma strutturale. Il rinnovo del Trattato sulle acque del Gange del 2026 procede, ma produce soltanto una modernizzazione limitata — un rafforzamento del coordinamento tecnico, modesti miglioramenti nel monitoraggio idrologico e nei meccanismi di consultazione stagionale — senza modificare l’architettura fondamentale della ripartizione delle risorse.

La controversia sul Teesta rimane formalmente irrisolta. L’allineamento politico tra Nuova Delhi e il Bengala Occidentale riduce alcuni degli attriti istituzionali interni all’India, ma i vincoli sottostanti — domanda di irrigazione, dipendenza agricola e preoccupazioni locali per la sicurezza idrica — continuano a limitare lo spazio per concessioni sostanziali nei confronti del Bangladesh. La gestione bilaterale del fiume si basa sempre più sul coordinamento informale e sui meccanismi di risposta alle crisi, piuttosto che su un accordo vincolante.

Nel frattempo, la variabilità climatica e l’espansione delle infrastrutture a monte continuano ad aumentare la pressione operativa sull’intero bacino. Gravi eventi di scarsità durante la stagione secca e deflussi irregolari sottopongono periodicamente a forte stress i meccanismi di coordinamento esistenti, ma entrambi i governi continuano a privilegiare il contenimento delle crisi rispetto al confronto. Il coinvolgimento cinese nelle iniziative di gestione fluviale del Bangladesh rimane limitato per portata ma rilevante sul piano geopolitico, rafforzando le preoccupazioni indiane relative alla competizione infrastrutturale nel corridoio himalayano orientale senza tuttavia superare la soglia che determinerebbe un cambiamento fondamentale nelle dinamiche bilaterali.

La caratteristica distintiva di questo scenario non è la stabilità, bensì il restringimento dello spazio d’azione. La governance bilaterale delle risorse idriche diventa progressivamente più tecnocratica, reattiva e orientata alla gestione delle crisi. La cooperazione sopravvive, ma in una forma sempre più vincolata, incentrata sulla gestione del rischio piuttosto che sullo sviluppo istituzionale. Il quadro rimane funzionale — fino a quando uno shock idrologico sufficientemente grave, o l’accumulo di una serie di shock minori, non ne espone i limiti derivanti dall’assenza di una riforma.

Indicatori precoci

• Rinnovo limitato del Trattato sulle acque del Gange senza clausole adattive

• Persistente assenza di un accordo formale sul Teesta

• Espansione incrementale dei meccanismi di coordinamento tecnico

• Coinvolgimento cinese persistente ma contenuto nelle infrastrutture del Bangladesh

• Crescente frequenza degli interventi di gestione delle crisi

Scenario 2 — Bilateralismo adattivo e modernizzazione selettiva

In una traiettoria maggiormente cooperativa, entrambi i governi giungono — non simultaneamente e non senza resistenze — alla conclusione che l’instabilità idrologica non gestita stia diventando strategicamente insostenibile. Piuttosto che perseguire un’integrazione complessiva a livello di bacino, che nessuna delle due parti dispone della capacità politica o della volontà di sostenere, India e Bangladesh si orientano verso una modernizzazione selettiva della governance bilaterale, incentrata sulla gestione adattiva e sulla resilienza operativa.

Il rinnovo del Trattato sulle acque del Gange incorpora riforme più sostanziali di quanto inizialmente previsto: un rafforzamento del monitoraggio idrologico, meccanismi di revisione stagionale e clausole adattive sulla ripartizione delle risorse che consentano aggiustamenti in condizioni di portata anomala. Sul Teesta, negoziati paralleli producono progressi limitati ma significativi — soglie di portata flessibili, accordi sulla ripartizione verificati congiuntamente e protocolli di coordinamento d’emergenza collegati alle perturbazioni legate al clima — senza richiedere gli onerosi impegni distributivi sul piano politico che hanno bloccato un accordo dal 2011.

Diverse condizioni favorevoli rendono possibile questo scenario. L’allineamento politico tra il governo dell’Unione e il Bengala Occidentale migliora la capacità di coordinamento interno dell’India, riducendo gli attriti che storicamente hanno limitato la flessibilità negoziale di Nuova Delhi. Il Bangladesh, dal canto suo, riduce selettivamente la visibilità politica della partecipazione cinese ai progetti di gestione fluviale strategicamente sensibili, fornendo all’India sufficienti rassicurazioni per impegnarsi più apertamente nella governance delle risorse idriche. Per Nuova Delhi, una maggiore flessibilità sul Teesta risponde inoltre a un obiettivo strategico più ampio: limitare la competizione geopolitica in un corridoio considerato sensibile e rafforzare il ruolo della cooperazione regionale guidata dall’India rispetto alle alternative infrastrutturali finanziate dalla Cina.

Il risultato non è una trasformazione dell’idropolitica regionale, ma una modernizzazione parziale dei meccanismi bilaterali esistenti. La cooperazione rimane selettiva e condizionata dalle pressioni politiche interne su entrambi i lati della frontiera. Il quadro di governance diventa tuttavia più adattivo e sensibile alle dinamiche climatiche, riducendo la probabilità che futuri shock idrologici si trasformino in crisi diplomatiche più ampie.

Indicatori precoci

• Integrazione di clausole adattive nel Trattato sulle acque del Gange rinnovato

• Formalizzazione del monitoraggio idrologico congiunto attraverso diversi sistemi fluviali

• Accordo operativo limitato sul Teesta — soglie di portata o protocolli d’emergenza

• Rafforzamento del coordinamento nella gestione delle inondazioni

• Riduzione della resistenza politica all’interno del Bengala Occidentale alle concessioni bilaterali in materia di risorse idriche

Scenario 3 — Frammentazione idropolitica e securitizzazione strategica

In una traiettoria più negativa, il peso cumulativo delle perturbazioni climatiche, della competizione infrastrutturale e della securitizzazione politica erode progressivamente l’efficacia della governance bilaterale delle risorse idriche. Le istituzioni formali sopravvivono, ma la fiducia operativa si deteriora e la gestione dei fiumi viene sempre più incorporata all’interno di una più ampia competizione geopolitica, anziché rimanere confinata alla cooperazione tecnica.

Il deterioramento non è innescato da un singolo evento, ma da un processo cumulativo. Una successione di gravi episodi di scarsità durante la stagione secca, eventi alluvionali o fenomeni di svuotamento improvviso di laghi glaciali mette in evidenza i limiti degli attuali meccanismi di coordinamento. Comunicazioni ritardate, gestione poco trasparente dei deflussi e controversie ricorrenti sui flussi stagionali intensificano l’insicurezza a valle in Bangladesh, dove le decisioni operative indiane a monte vengono sempre più percepite non come semplice gestione idrologica, ma come una forma di pressione strategica. Dal lato indiano, questa percezione di essere ritenuto responsabile della variabilità ambientale rafforza un atteggiamento difensivo nei confronti della governance bilaterale delle risorse idriche.

I negoziati sia sul Teesta sia sul rinnovo del Trattato sulle acque del Gange diventano più controversi sul piano politico. Il rinnovo del trattato produce soltanto una proroga minima — tecnicamente valida ma istituzionalmente svuotata — mentre la controversia sul Teesta viene progressivamente securitizzata all’interno di dibattiti politici più ampi riguardanti la gestione delle frontiere, la migrazione irregolare e la vulnerabilità strategica regionale. Il linguaggio della diplomazia idrica si sposta dalla ripartizione delle risorse e dalla cooperazione verso la sovranità e la sicurezza.

La partecipazione cinese alle iniziative infrastrutturali del Bangladesh collegate al corridoio del Teesta si espande oltre la fase di pianificazione. Questo sviluppo — più di qualsiasi singolo fallimento diplomatico — modifica radicalmente il calcolo strategico dell’India. Nuova Delhi adotta un atteggiamento più difensivo nell’intera relazione bilaterale; i meccanismi di cooperazione tecnica, compresa la Joint Rivers Commission, diventano più limitati e politicamente vincolati; e lo spazio per una governance adattiva si restringe proprio nel momento in cui le condizioni idrologiche richiederebbero una maggiore flessibilità.

Il rischio principale in questo scenario non è un conflitto armato o una brusca rottura delle relazioni bilaterali. È qualcosa di più insidioso: la progressiva erosione della prevedibilità, della fiducia istituzionale e della capacità di gestione delle crisi proprio nel momento in cui tutte e tre diventano sempre più necessarie. Un quadro di governance che già operava ai margini dei propri parametri progettuali perde la propria residua capacità adattiva, lasciando entrambi gli Stati maggiormente esposti alla volatilità idrologica che era stato originariamente concepito per gestire.

Indicatori precoci

• Rinnovo minimo o ritardato del Trattato sulle acque del Gange

• Controversie ripetute e irrisolte sui flussi durante la stagione secca

• Espansione del coinvolgimento cinese nelle infrastrutture oltre le fasi di pianificazione

• Crescente securitizzazione delle relazioni tra India e Bangladesh in materia di frontiere e risorse idriche

• Riduzione dell’efficacia operativa della Joint Rivers Commission

Interazioni tra gli scenari e variabile critica

I tre scenari non sono ugualmente probabili, né sono necessariamente incompatibili nel corso del tempo. Elementi dello Scenario 1 e dello Scenario 2 possono coesistere durante una fase iniziale di cauta adattabilità, con una successiva evoluzione della traiettoria in funzione della risoluzione delle variabili chiave. La più importante di queste è l’esito del rinnovo del Trattato sulle acque del Gange del 2026: un accordo sostanzialmente modernizzato creerebbe uno slancio istituzionale verso lo Scenario 2, mentre una proroga minima consoliderebbe la logica dello Scenario 1 e aumenterebbe la vulnerabilità allo Scenario 3 in presenza di futuri stress idrologici.

La seconda variabile critica è la velocità e la portata del coinvolgimento cinese nelle infrastrutture del Bangladesh. Finché tale coinvolgimento rimane esplorativo e viene gestito politicamente da Dacca, esso funziona come una pressione di fondo — rilevante per i calcoli strategici indiani, ma non determinante. Se dovesse espandersi concretamente nel corridoio del Teesta, modificherebbe l’ambiente strategico in modi tali da rendere significativamente più difficile sostenere una governance cooperativa.

La finestra per un significativo adattamento istituzionale non è pertanto indefinita. La variabilità climatica continuerà a intensificarsi indipendentemente dagli esiti diplomatici. La questione di governance è se i quadri bilaterali possano essere modernizzati durante un periodo di relativa stabilità, oppure se la riforma diventerà possibile soltanto dopo un fallimento istituzionale più grave.

Sezione V — Conclusioni e implicazioni di policy

L’analisi sviluppata nel presente rapporto conduce a un’unica conclusione generale: la sfida centrale che l’idropolitica tra India e Bangladesh si trova oggi ad affrontare non è più la distribuzione dei volumi d’acqua tra due Stati rivieraschi, bensì la governance dell’incertezza idrologica in condizioni di crescente interdipendenza infrastrutturale, vincoli politici interni e intensificazione della competizione geopolitica. Il quadro bilaterale ereditato dagli anni Novanta era stato progettato per un ambiente operativo diverso. Adattarlo — in modo selettivo, incrementale ma deliberato — costituisce il principale compito di governance del prossimo decennio.

Da questa argomentazione derivano diverse implicazioni.

Dalla ripartizione delle risorse alla governance adattiva

Gli accordi bilaterali esistenti, incluso il Trattato sulle acque del Gange del 1996, sono stati calibrati su valori di riferimento stagionali relativamente stabili. Con l’aumento della variabilità climatica e il conseguente deterioramento della prevedibilità di tali valori di riferimento, i meccanismi fissi di ripartizione diventano progressivamente meno affidabili — non perché gli accordi siano stati progettati male, ma perché stanno cambiando le condizioni idrologiche per le quali erano stati concepiti. I futuri quadri di governance dovranno incorporare clausole adattive, meccanismi di revisione stagionale e soglie di portata verificate congiuntamente, in grado di rispondere alle fluttuazioni delle condizioni di deflusso. Il rinnovo del trattato nel 2026 rappresenta l’opportunità immediata per avviare questa transizione; consentire che produca soltanto una proroga minima significherebbe rinviare un adattamento necessario in condizioni destinate a peggiorare.

Il coordinamento operativo come infrastruttura strategica

Con la moltiplicazione degli impianti idraulici lungo il corridoio himalayano, l’affidabilità dei meccanismi di governance operativa — condivisione dei dati idrologici, protocolli per il rilascio delle acque dalle dighe, previsione delle inondazioni e sistemi di allerta precoce — diventa strategicamente importante quanto il contenuto degli accordi formali. In condizioni di crescente volatilità climatica, una relazione bilaterale caratterizzata da un forte coordinamento operativo ma priva di un accordo sul Teesta è considerevolmente più stabile di una relazione dotata di un accordo formale ma caratterizzata da una comunicazione tecnica deteriorata. Investire nel primo elemento non costituisce un sostituto del secondo, ma ne rappresenta un prerequisito. Entrambi i governi hanno interesse a considerare l’infrastruttura operativa come un patrimonio strategico condiviso, anziché come uno strumento di gestione interna con effetti transfrontalieri incidentali.

La dimensione federale non può essere aggirata

La controversia sul Teesta ha dimostrato, nell’arco di oltre un decennio, che i negoziati sui fiumi transfrontalieri in India non possono essere considerati questioni di esclusiva competenza del governo centrale. L’allineamento politico tra il Bengala Occidentale e Nuova Delhi a seguito delle elezioni del 2026 elimina un livello di attrito istituzionale, ma non risolve i vincoli distributivi sottostanti che hanno impedito il raggiungimento di un accordo dal 2011. Qualsiasi accordo bilaterale duraturo sul Teesta richiederà un consenso politico a livello statale — non semplicemente l’assenza di opposizione a tale livello. Ciò implica che la strategia negoziale di Nuova Delhi debba incorporare la costruzione di coalizioni interne come componente esplicita, anziché considerare la cooperazione dello Stato una variabile da gestire dopo il raggiungimento di un accordo a livello centrale.

La strategia normativa del Bangladesh richiede un complemento bilaterale

L’adesione di Dacca alla Convenzione sulle acque dell’UNECE conferisce al Bangladesh una posizione credibile nei dibattiti internazionali sulla governance delle risorse idriche transfrontaliere e sull’adattamento climatico. La sua leva pratica nei confronti dell’India, tuttavia, rimane limitata finché Nuova Delhi non partecipa allo stesso quadro normativo. L’utilizzo più efficace di tale posizionamento da parte del Bangladesh è pertanto indiretto: come segnale alle istituzioni multilaterali e ai meccanismi di finanziamento climatico del fatto che il Paese è un partner orientato alle riforme, e come base per costruire coalizioni internazionali più ampie attorno ai principi — se non agli strumenti specifici — della governance transfrontaliera equa. Il posizionamento normativo e il negoziato bilaterale devono essere perseguiti parallelamente, non come alternative.

La finestra 2026–2030 non rimarrà aperta indefinitamente

La convergenza tra la transizione relativa al Trattato sulle acque del Gange, il riallineamento politico nel Bengala Occidentale e la crescente competizione geopolitica lungo il corridoio himalayano orientale crea un’opportunità limitata ma concreta per una modernizzazione istituzionale selettiva. Questa finestra presenta una logica precisa: l’allineamento del BJP tra governo centrale e governo statale riduce i costi di coordinamento interno; il rinnovo del trattato offre un’occasione formale per la rinegoziazione; e il coinvolgimento cinese nelle infrastrutture del corridoio del Teesta non ha ancora raggiunto una scala tale da modificare radicalmente il calcolo strategico indiano. Tutte e tre queste condizioni sono suscettibili di cambiare. L’incapacità di promuovere una riforma significativa della governance durante questo periodo non impedirà indefinitamente la cooperazione, ma ne aumenterà il costo futuro — e ridurrà la resilienza di entrambi gli Stati di fronte agli shock idrologici che, secondo le traiettorie attuali, sono destinati a intensificarsi.

Conclusione

Il futuro delle relazioni tra India e Bangladesh in materia di risorse idriche sarà determinato meno dalla risoluzione di una singola controversia che dalla capacità di entrambi gli Stati di adattare le strutture di governance esistenti a un ambiente idropolitico fondamentalmente più volatile. Nel corso del presente rapporto, il bacino del Teesta ha costituito la principale lente analitica — non perché rappresenti il più grande sistema fluviale condiviso, ma perché concentra, all’interno di un singolo corridoio, tutte le pressioni strutturali che stanno trasformando la governance regionale delle risorse idriche: instabilità climatica, controllo operativo a monte, vincoli politici federali e competizione geopolitica.

Ciò che il Teesta rivela soprattutto è che l’attuale quadro bilaterale si sta avvicinando ai limiti della propria capacità di adattamento. Esso è stato costruito per un mondo caratterizzato da flussi stagionali relativamente prevedibili, una densità infrastrutturale limitata e interessi geopolitici contenuti. Quel mondo sta progressivamente scomparendo. La questione che entrambi i governi devono affrontare non è se riformare la governance delle risorse idriche transfrontaliere, ma se farlo deliberatamente — durante un periodo di relativa stabilità istituzionale — oppure in modo reattivo, dopo che il quadro sarà fallito sotto condizioni che non era mai stato progettato per affrontare.

La risposta a questa domanda definirà la resilienza delle relazioni tra India e Bangladesh nell’arco di un decennio durante il quale l’idrologia himalayana, la geopolitica regionale e la politica interna saranno tutte simultaneamente in movimento.    

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