Jacopo Belli - 19 settembre 2026

Il Verde come Infrastruttura Urbana

L'aggravarsi dei fenomeni atmosferici estremi ed il costante aumento delle temperature urbane spingono l'urbanistica contemporanea verso una necessaria evoluzione, che prevede il superamento del tradizionale modello di gestione delle acque grigie a favore di un approccio basato sulle “Infrastrutture Blu-Verdi” (Green-Blue Infrastructure - GBI). Attraverso la lente dell'idrostrategia, il verde urbano viene ridefinito non come mero elemento decorativo, ma come un asset infrastrutturale critico e polifunzionale. Il paper si pone come obiettivo l’analisi di come l'adozione del modello della Sponge City e delle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solution) permetta di raggiungere l'invarianza idraulica e idrologica, mitigando il rischio di alluvioni lampo e le conseguenze tragiche di eventi atmosferici estremi. Vengono inoltre quantificati i servizi ecosistemici collaterali, dalla termoregolazione tramite evapotraspirazione alla purificazione atmosferica, evidenziando il ritorno socio-economico positivo e i costi evitati per le amministrazioni pubbliche. Infine, si propone un modello di governance intersettoriale che superi i silos amministrativi, configurando l'infrastruttura blu-verde come uno scudo di sicurezza idrica e termica per le città del futuro.

Il cambio di paradigma: il verde come infrastruttura idrostrategica

Per oltre un secolo, lo sviluppo delle città occidentali ha seguito una logica di pianificazione prettamente "grigia". L'approccio ingegneristico tradizionale ha considerato l'acqua meteorica non come una risorsa da gestire, ma come un elemento di disturbo da allontanare nel minor tempo possibile (1). Questa filosofia ha portato a un'iper-impermeabilizzazione del suolo, dove cemento e asfalto hanno progressivamente sostituito i corridoi naturali, interrompendo bruscamente il ciclo idrologico locale e portando ad un suolo sempre più arido. Nelle città contemporanee, il ciclo dell'acqua risulta letteralmente invertito rispetto ai sistemi naturali: se in un ecosistema forestale circa il 50% dell'acqua piovana percola nel terreno e solo il 10% si trasforma in deflusso superficiale, in un ambiente densamente urbanizzato il deflusso superficiale supera spesso il 55%, a scapito dell'infiltrazione profonda, ridotta a percentuali insignificanti (2). Le conseguenze di questo modello lineare si manifestano oggi attraverso alluvioni lampo (flash floods) dovute al collasso di reti fognarie sottodimensionate, un cronico inquinamento dei corpi idrici ricettori dovuto al lavaggio delle superfici stradali da parte delle acque di prima pioggia, e un progressivo impoverimento delle falde acquifere sotterranee che accelera i fenomeni di subsidenza. Le conseguenze di una gestione non ottimale del territorio e del rischio idrogeologico possono essere particolarmente gravi per le comunità locali, come dimostra il caso della città di Niscemi in Sicilia, dove, nel gennaio 2026, 500 persone sono state evacuate dalle proprie abitazioni, rilevanti ripercussioni economiche, umane e ambientali (3)

Di fronte ai limiti strutturali ed economici del modello grigio, si impone un cambio di paradigma radicale in cui la vegetazione urbana deve essere elevata al rango di Infrastruttura Blu-Verde. Si tratta di una rete strategicamente pianificata di elementi naturali e semi-naturali progettata per erogare una vasta gamma di servizi ecosistemici (4) Il termine "infrastruttura" assume qui una valenza prettamente funzionale: esattamente come una rete autostradale gestisce i flussi di traffico, l'Infrastruttura Blu-Verde gestisce i flussi di materia, energia e, soprattutto, acqua (5). La vera innovazione risiede nella fusione inscindibile tra la componente vegetale (il verde) e la risorsa idrica (il blu). La pianta diventa l'interfaccia biologica attraverso cui l'acqua viene intercettata, trattenuta, purificata e restituita all'atmosfera o alla falda. Non può quindi esistere un'efficace gestione dell'acqua urbana senza il supporto della biomassa vegetale, così come non può esistere un verde urbano resiliente senza una strategia idrica dedicata che lo alimenti e lo sostenga. In tal modo, le infrastrutture urbane risultano più stabili grazie alle capacità di assorbimento del terreno, nonché all’azione della vegetazione di trattenere e condensare il terreno per limitare il rischio di drenaggio.

Per tradurre questa visione infrastrutturale in soluzioni ingegneristiche e urbanistiche concrete, il modello globale della Sponge City (Città Spugna) è un approccio che mira a rendere le aree urbane capaci di assorbire, immagazzinare, filtrare e rilasciare l'acqua piovana in modo naturale, emulando il comportamento di un suolo non antropizzato (6). L'obiettivo cardine è il raggiungimento dell'invarianza idraulica e idrologica, garantendo che la portata di picco e il volume di deflusso idrico scaricati da un'area non superino quelli preesistenti all'urbanizzazione. Questo obiettivo viene perseguito attraverso l'integrazione nel tessuto urbano delle Nature-Based Solutions (NBS), che agiscono come un sistema diffuso di micro-invasi.

L’ecosistema polifunzionale: benefici climatici, ambientali e socio-economici

L’efficacia di un’Infrastruttura urbana Blu-Verde non si limita alla sola mitigazione del rischio idraulico descritta in precedenza, ma si estende alla generazione di una vasta gamma di benefici ecosistemici tra loro interconnessi, capaci di trasformare radicalmente la vivibilità e l’economia dei centri urbani. Il vero motore di questa trasformazione è la risorsa idrica trattenuta nel tessuto cittadino, la quale smette di essere un pericolo e diventa il carburante biologico necessario per attivare i servizi di regolazione ambientale. Molte città contemporanee sono afflitte dal fenomeno dell'Isola di Calore Urbana (Urban Heat Island - UHI) in cui le temperature estive nei centri densamente edificati possono superare anche di 5-10°C quelle delle aree rurali circostanti (8). In questo contesto, il verde urbano agisce come un vero e proprio condizionatore d'aria naturale attraverso il processo combinato di ombreggiamento ed evapotraspirazione. Quest'ultima, in particolare, rappresenta una dinamica squisitamente idrostrategica: le piante assorbono l'acqua dal suolo attraverso le radici e la rilasciano nell'atmosfera sotto forma di vapore acqueo attraverso gli stomi fogliari. Questo passaggio di stato da liquido a gassoso richiede una notevole quantità di energia termica, che viene sottratta all'ambiente circostante, determinando un abbassamento effettivo della temperatura dell'aria. È stato dimostrato che un incremento del 10% della copertura arborea urbana può ridurre la temperatura superficiale di oltre 1°C, mitigando gli impatti letali delle ondate di calore sulla popolazione (9). A differenza dei sistemi di condizionamento artificiale, che sottraggono calore agli interni per riversarlo all'esterno, alimentando così il microclima torrido delle strade, l'infrastruttura vegetale dissipa l'energia termica in modo sostenibile, a patto che il sistema idrico urbano sia pianificato per garantirne l'approvvigionamento costante.

A livello internazionale, l'applicazione empirica di queste metodologie offre riscontri evidenti e apre un dibattito cruciale sulle scelte di pianificazione urbana. Il caso di Parigi è emblematico: attraverso il progetto Oasis, la capitale francese ha avviato la trasformazione dei cortili scolastici da distese d'asfalto impermeabile a veri e propri hub microclimatici. Questa strategia si basa sulla de-pavimentazione (débitumisation) e sull'introduzione di materiali naturali e permeabili capaci di trattenere l'acqua piovana nel suolo, alimentando la nuova vegetazione e riducendo drasticamente la temperatura locale durante le ondate di calore. Un approccio radicalmente diverso, basato sulla modifica ingegneristica dell'albedo urbano, è rintracciabile nell'esperienza di Los Angeles, la metropoli che ha scelto di mitigare le temperature estreme rivestendo di bianco chilometri di assi stradali e coperture edili attraverso l'applicazione di speciali resine riflettenti (cool pavements e cool roofs), capaci di respingere la radiazione solare e abbassare le temperature superficiali dell'asfalto fino a 10°C (10). Per quanto queste tecniche migliorino la vita dei cittadini nell’urbe, se analizzate sotto la lente di pianificazione idrostrategica urbana, queste soluzioni mostrano alcuni limiti strutturali dovuti alla loro monofunzionalità.

Sebbene l'incremento dell'albedo mitighi efficacemente l'accumulo termico superficiale, esso lascia del tutto insoluto il problema della gestione dei flussi idrici, del sovraccarico fognario e dell'impermeabilizzazione del suolo (11) Un approccio integrato non si limita a respingere la radiazione solare, ma trasforma la risorsa idrica in un agente attivo di raffreddamento latente attraverso l'evapotraspirazione, offrendo una risposta simultanea alla crisi idraulica e a quella termica della città.

Parallelamente alla regolazione termica, l'architettura biologica della GBI svolge un ruolo fondamentale nella purificazione della matrice atmosferica e nel contrasto al cambiamento climatico globale. La presenza diffusa di biomassa arborea e arbustiva all'interno delle città costituisce un filtro meccanico e chimico per i principali inquinanti atmosferici derivanti dal traffico veicolare e dal riscaldamento domestico. Le foglie, grazie alla loro rugosità e alla presenza di cere e tricomi, intercettano e catturano le polveri sottili (PM10 e PM2.5), rimuovendole permanentemente dal ciclo aereo finché le precipitazioni non le lavano via, indirizzandole verso i sistemi di filtrazione del suolo (12). Allo stesso tempo, attraverso il processo di fotosintesi, la vegetazione urbana sequestra l'anidride carbonica (CO2) atmosferica, stoccando il carbonio nei tessuti legnosi a lungo termine e contribuendo direttamente agli obiettivi locali di neutralità climatica. Questo servizio di purificazione non è disgiunto dalla componente idrica: un adeguato stato di idratazione delle piante è la condizione necessaria affinché gli stomi rimangano aperti per assorbire i gas inquinanti, come gli ossidi di azoto e l'ozono troposferico, senza che la pianta entri in stress idrico, confermando come la salute ambientale della città dipenda dall'efficienza idrostrategica.

Questo complesso di funzioni ecologiche si traduce direttamente in un impatto tangibile sulla dimensione socio-economica e sulla qualità della vita dei cittadini, offrendo un ritorno sull'investimento (Return on Investment - ROI) che supera di gran lunga i costi di realizzazione e manutenzione delle opere biologiche. Dal punto di vista della salute pubblica, l'accesso a spazi verdi strutturati e la presenza di elementi naturali nel panorama urbano sono associati a una drastica riduzione delle patologie cardiovascolari e respiratorie, nonché a un miglioramento del benessere psicologico, con una netta diminuzione dei livelli di stress, ansia e depressione nella popolazione (13). Le infrastrutture blu-verdi ridefiniscono lo spazio pubblico, trasformando aree marginali o degradate in luoghi di aggregazione sociale, contrastando anche il fenomeno di mercantilizzazione dello spazio pubblico, stimolando la mobilità attiva e ricucendo il tessuto comunitario. Questa rigenerazione sociale genera, di riflesso, un forte valore economico di tipo diretto e indiretto. Sotto il profilo immobiliare, gli edifici adiacenti a parchi, viali alberati o tetti verdi registrano un incremento significativo del proprio valore di mercato, modificando l'attrattività economica di interi quartieri.

Tuttavia, l'aspetto economico più rilevante per i bilanci delle amministrazioni pubbliche risiede nei cosiddetti "costi evitati". Una corretta valutazione dei servizi ecosistemici dimostra come l'investimento nella GBI riduca linearmente le spese per i trattamenti sanitari della popolazione, i costi energetici per il raffrescamento estivo degli edifici e, soprattutto, i risarcimenti multimilionari legati ai danni da allagamento causati dalle piogge catastrofiche (14). Gestire l'acqua attraverso il verde non è lusso estetico, ma una strategia di stabilità macroeconomica urbana che trasforma i costi di gestione delle emergenze in investimenti strutturali preventivi.

Dalla teoria alla pratica: governance idro-urbanistica e prospettive future

La transizione da un modello urbano lineare e rigido a un sistema poroso e resiliente non è unicamente una sfida ingegneristica o botanica, ma rappresenta innanzitutto una complessa sfida di governance e pianificazione politica. Il principale ostacolo all'implementazione su vasta scala delle Infrastrutture Blu-Verdi risiede nella storica separazione delle competenze all'interno delle amministrazioni pubbliche, dove la gestione delle acque meteoriche (affidata agli ingegneri idraulici), la progettazione degli spazi pubblici (in capo ad architetti e urbanisti) e la manutenzione del verde (gestita da agronomi e servizi parchi) operano tradizionalmente in "silos" isolati e non comunicanti (15). Per superare questa frammentazione istituzionale, è urgente definire un quadro di policy integrato in cui i piani idrici e gli strumenti di pianificazione urbanistica generale non siano più concepiti come layer indipendenti, ma si fondano in un'unica visione idro-urbanistica.

Dal punto di vista normativo, ciò richiede l'introduzione di criteri stringenti e vincolanti all'interno dei regolamenti edilizi comunali, rendendo obbligatoria l'adozione di Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) sia nei progetti di nuova costruzione sia negli interventi di rigenerazione urbana (16). In questa prospettiva, la pianificazione deve abbracciare i principi dell'economia circolare della risorsa idrica a scala di quartiere: l'infrastruttura verde non deve essere vista come un fattore di ulteriore consumo di acqua potabile, dinamica insostenibile in scenari di crescente scarsità, ma deve essere alimentata attraverso sistemi intelligenti di raccolta, fitodepurazione e riuso delle acque grigie e meteoriche locali, garantendo la sopravvivenza della vegetazione anche durante i periodi di severità idrica prolungata.

Questa evoluzione burocratica e tecnica getta le basi per la formulazione di una visione idrostrategica per i centri urbani, elevando la GBI a uno "Scudo di Sicurezza Idrica" fondamentale per la tenuta dei territori. In un'epoca caratterizzata dalla polarizzazione degli eventi meteorologici, l'infrastruttura blu-verde può operare come un regolatore dinamico e bidirezionale.

Da un lato, essa funge da ammortizzatore idraulico durante le precipitazioni estreme; dall'altro, si configura come un "Termostato Idrico" utile per la resilienza termica delle città. La capacità del verde di raffrescare l'ambiente attraverso l'evapotraspirazione, infatti, dipende in modo lineare e diretto dalla quantità d'acqua immagazzinata nel suolo: una città idrostrategicamente pianificata accumula la risorsa idrica nei mesi piovosi all'interno del proprio tessuto spugnoso per poi utilizzarla come refrigerio naturale durante le ondate di calore estive, stabilizzando il microclima locale. Permettere all'acqua di infiltrarsi verticalmente attraverso i giardini della pioggia e le aree drenanti significa trasformare il sottosuolo cittadino in un immenso bacino di stoccaggio strategico decentralizzato, che costituisce l'unica vera polizza assicurativa contro i periodi di siccità.

La transizione ecologica delle città, in definitiva, si misura sia dalla quadratura di spazi verdi e dagli alberi messi a dimora, sia nella capacità di governare i flussi idrici attraverso i processi biologici, ribaltando l'assunto novecentesco dell'allontanamento dell'acqua per concertare la filosofia del suo trattenimento con la valorizzazione paesaggistica. Progettare il verde urbano significa, oggi più che mai, fare idrostrategia: un atto politico e tecnico imprescindibile per mettere in sicurezza il territorio, garantire l'approvvigionamento e proteggere le generazioni future dagli estremi del cambiamento climatico.

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Fig. 1: Funzionamento integrato del modello Sponge City.

1 Fletcher, T.D., Shuster, W., Sinclair, R., Vogel, J., Cloak, M., Breen, P., Deletic, A. e Burns, M.J., 2015. SUDS, LID, BMPs, WSUD and more – The evolution and application of terminology surrounding urban drainage. Urban Water Journal, 12(7), pp.525-542.

2 European Environment Agency, 2021. Nature-based solutions in Europe: Policy, knowledge and practice for climate change adaptation and disaster risk reduction. Copenhagen: EEA Report No 1/2021.

3 Giuffrida, A. (2026, January 27). ‘Situation is dire’ for Sicily town teetering on cliff edge after landslide. The Guardian. https://www.theguardian.com/world/2026/jan/27/niscemi-sicily-landslide-chasm-storm-cyclone-harry

4 Benedict, M.A. e McMahon, E.T., 2012. Green infrastructure: linking landscapes and communities. Washington: Island Press.)

5 Mell, I., 2016. Global green infrastructure: Lessons for successful policy-making, investment and management. London: Routledge.

6 Zevenbergen, C., Fu, D. e Pathirana, A., 2018. Transitioning to Sponge Cities: challenges and opportunities to address urban water problems in China. Water, 10(9), p.1230.

7 Chan, F.K.S., Griffiths, J.A., Higgitt, D., Xu, S., Zhu, F., Ng, C.N., Thorne, C.R. e Thorne, C.R., 2018. “Sponge City” in China. A choice of planning and constructing climate resilient frontier cities. International Journal of Disaster Risk Science, 9(4), pp.456-470.

8 Santamouris, M., 2014. Cooling the cities—a review of reflective and green roof mitigation technologies to fight heat island and improve comfort in urban environments. Solar Energy, 103, pp.682-703.

9 Gill, S.E., Handley, J.F., Ennos, A.R. e Pauleit, S., 2007. Adapting cities to climate change: the role of the green infrastructure. Built Environment, 33(1), pp.115-133.

10 Akbari, H., Pomerantz, M. e Taha, H., 2001. Cool surfaces and shade trees to reduce energy use and improve air quality in urban areas. Solar Energy, 70(3), pp.295-310.

11 Santamouris, M., 2014. Cooling the cities—a review of reflective and green roof mitigation technologies to fight heat island and improve comfort in urban environments. Solar Energy, 103, pp.682-703.

12 Nowak, D.J., Crane, D.E. e Stevens, J.C., 2006. Air pollution removal by urban trees and shrubs in the United States. Urban Forestry & Urban Greening, 4(3-4), pp.115-123.

13 Tzoulas, K., Korpela, K., Venn, S., Yli-Pelkonen, V., Kaźmierczak, A., Niemela, J. e James, P., 2007. Promoting ecosystem and human health in urban areas using Green Infrastructure: A literature review. Landscape and Urban Planning, 81(3), pp.167-178

14 Costanza, R., de Groot, R., Sutton, P., van der Ploeg, S., Anderson, S.J., Kubiszewski, I., Farber, S. e Turner, R.K., 2014. Changes in the global value of ecosystem services. Global Environmental Change, 26, pp.152-158.

15 Frantzeskaki, N., 2019. Seven lessons for governing nature-based solutions in cities for urban sustainability and resilience. Environmental Science & Policy, 93, pp.101-111.

16 Kabisch, N., Frantzeskaki, N., Pauleit, S., Naumann, S., Davis, M., Artmann, M., Haase, D., Knapp, S., Korn, H., Stadler, J. e Zaunberger, K., 2016. Nature-based solutions to climate change mitigation and adaptation in urban areas: Perspectives on indicators, knowledge gaps, barriers, and opportunities for action. Ecology and Society, 21(2), p.39.

Fig. 2: Funzionamento integrato del modello di Residential Rain Garden.

Tra queste, i rain gardens (giardini della pioggia) e le bioswales (trincee drenanti) raccolgono il runoff stradale sfruttando il terreno microbiologicamente attivo e le radici delle piante come un filtro biologico di fitodepurazione prima della percolazione in falda. Parallelamente, i tetti verdi e le pareti viventi intercettano fino al 70-90% delle precipitazioni annuali incidenti sulle coperture edilizie, riducendone il volume complessivo e ritardando drasticamente i tempi di corrivazione (7). A questi elementi si affiancano spazi pubblici polifunzionali, come le piazze d'acqua e le aree di esondazione controllata, che fungono da parchi ricreativi nei periodi asciutti e da bacini di laminazione temporanei durante i picchi di piena.

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